Scontri per Kyoto: il dibattito sul pacchetto clima - energia, favorevoli o contrari???

421
support
+
23/10/2008

Lo scorso 15 Ottobre si è aperto a Bruxelles il confronto tra i capi di Stato e di governo per l’approvazione del pacchetto clima – energia (20-20-20: +20% di efficienza energetica, +20% di energie rinnovabili, -20% di emissioni inquinanti) proposto dall’Unione Europea per il rispetto degli standard dettati dal protocollo di Kyoto e per raggiungere un accordo in vista delle prossime Conferenze delle Parti – COP 14 e COP 15 - che si terranno una in Polonia (nel Dicembre 2008) e l’altra in Danimarca ( nel Dicembre 2009).
Contemporaneamente a Bruxelles, anche a Barcellona è stato discusso di cambiamenti climatici nella World Conservation Congress dell’International Union for Conservation of Nature (IUCN) dal 5 al 14 Ottobre, che rappresenta il più grande incontro della comunità mondiale interessata alla protezione della natura, nella quale i soggetti coinvolti hanno cercato di affrontare le sfide che la globalizzazione impone alla reale percorribilità dello sviluppo sostenibile e le contraddizioni che emergono per la risoluzione delle problematiche ambientali, cercando di coinvolgere tutti nella ricerca delle migliore soluzione grazie a percorsi di partecipazione e di condivisione finalizzati alla ricerca di un consenso per la salvaguardia ambientale.
Nella riunione di Bruxelles alcuni Paesi, tra cui l’ Italia, non hanno dimostrato molto interesse per gli sforzi dell’Unione Europea per far approvare il pacchetto clima – energia e per rendere efficace una politica ambientale mirata alla salvaguardia del pianeta e delle risorse che ne fanno parte. Le minacce di veto scaturiscono da una strana alleanza che si è creata per il momento tra Italia, Polonia, e altri nove paesi dell’Europa ex – comunista, atteggiamenti per niente graditi da paesi forti come: Gran Bretagna, Spagna, Olanda, Belgio, Svezia, Danimarca e Finlandia.
Le giustificazione addotte dall’Italia per sostenere la propria posizione contraria all’approvazione del pacchetto clima – energia sono soprattutto di natura economica e finanziaria. I costi che l’Italia dovrebbe sostenere per adottare il pacchetto, mettere in pratica le misure ambientalmente sostenibili previste dalla manovra Europea e per orientare il proprio sistema economico verso un’economia più sostenibile, si aggirerebbero intorno ai 18 miliardi di € all’anno, ovvero l’1,2-1,3% del prodotto interno lordo come impatto europeo: troppo (pare) almeno per l´Italia e per questo motivo il Governo sta chiedendo un piano più flessibile e cercando alleati tra gli altri Stati. Stime che alla Commissione Europea sembrano sbagliate perché in base ad una loro valutazione di impatto del gennaio scorso avevano stimato costi per una quota fra lo 0,51% e lo 0,66% del Pil nel 2020, ovvero fra i 9,5 e i 12,3 miliardi di euro (ai prezzi del 2005).
Bloccare l’approvazione del pacchetto consentirebbe, secondo il governo italiano, di continuare ad assicurare la competitività dell’impresa italiana, che ancora oggi è troppo dipendente dall’uso dei combustibili fossili, e dell’industria del cemento che, secondo stime di Confindustria, potrebbe essere messa fuori gioco dagli alti costi indotti dal pacchetto clima – energia. La conseguenza di ciò sarebbe la coatta delocalizzazione dei cementifici italiani nell’arco di una dozzina di anni (Stime di Confindustria).
Nonostante l’ostilità mostrata dall’Italia nei confronti delle misure ambientali promosse dall’Unione Europea, il presidente della Commissione Barroso non demorde e afferma la propria convinzione che il pacchetto verrà approvato entro la fine di Dicembre; anche il Consiglio Europeo conferma la sua determinazione a mantenere gli impegni ambiziosi in materia di politica climatica ed energetica che ha concordato nel marzo 2007 e nel marzo 2008. In questo contesto, chiede alla Presidenza ed alla Commissione di organizzare un lavoro intensificato nelle prossime settimane per permettere al Consiglio europeo di decidere a dicembre 2008 le soluzioni appropriate agli impegni per la sua messa in opera per tutti i settori dell’economia europea, e per tutti gli Stati membri, con riguardo alla situazione specifica di ciascuno, vigilando su un rapporto costo-efficacia soddisfacente rigorosamente stabilito.
La sicurezza dell’approvvigionamento di energia è una priorità dell’Unione europea. Esso passa per la responsabilità e la solidarietà di tutti gli Stati membri. A questo fine e tendo conto del rapporto sottoposto dalla Presidenza, il Consiglio europeo decide di intensificare i lavori in corso, arrestando gli orientamenti seguenti e invitando la Commissione, per quanto necessario, a presentare proposte o iniziative corrispondenti:
-finalizzare il pacchetto legislativo relativo al mercato interno dell’elettricità e del gas prima della fine della legislatura;
-accelerare la messa in opera del Piano di azione europeo sull’efficienza energetica e del Piano strategico per le tecnologie energetiche;
-perseguire con determinazione la diversificazione delle fonti di energia, alla quale le misure del pacchetto energia/clima contribuiscono direttamente;
-promuovere un migliore funzionamento del mercato, in particolare per una più grande trasparenza sui flussi e gli stocks e per gli scambi d´informazione sui bisogni e le risorse a lungo termine;
-sviluppare dei meccanismi di crisi che permettano di far fronte ad interruzioni temporanee dell’approvvigionamento;
-rafforzare e completare le infrastrutture critiche, soprattutto le reti transeuropee di trasporto di energia e i terminali di gas naturale liquefatto. Un´attenzione particolare verrà data di volta in volta alle interconnessioni ed alla connessione dei Paesi più isolati dell’insieme europeo, all’articolazione delle reti europee con le infrastrutture d´approvvigionamento e alla necessità de diversificare tanto le fonti che i percorsi.
Al fine di migliorare la propria posizione nell’UE riguardo alle misure per il clima, il Ministro dell’Ambiente del governo italiano chiederà per il 2009 agli altri Paesi Membri una clausola di revisione alle stime dei costi e dei benefici del pacchetto clima – energia.
L’Italia, se non vorrà rimanere fuori dai giochi, dovrà in qualche modo rivedere la propria posizione per evitare di replicare il problema che si era presentato al momento dell’entrata in vigore della moneta unica, ovvero L’Europa a due velocità. Da un lato un’ Europa avanzata che procede spedita nella lotta all’effetto serra, e quindi realizza i necessari cambiamenti del sistema energetico e di trasporto, e dall’altra l’Europa arretrata che invece consolida le sue arretratezze in dissennate politiche energetiche, basate sul carbone e su una crescente dipendenza dalle energie fossili climalteranti.
Che cosa ne pensate di tutto questo????


comments