La rivoluzione industriale ha segnato profondamente il rapporto che gli esseri umani hanno instaurato con il proprio ambiente. Prima, infatti, la produzione si basava sulla quantità dei beni effettivamente consumati: la società umana seguiva un modello circolare con nessun impatto ambientale, ovvero zero rifiuti. Attualmente la produzione segue piuttosto un modello lineare: estrazione delle materie prime, trasformazione, assemblaggio e produzione. Le merci vengono, quindi, immesse sul mercato, comperate dai consumatori e, dopo essere state consumate, divengono rifiuti. In questo processo la maggiore produzione di rifiuti è da attribuire alle industrie: i rifiuti prodotti dalle attività produttive sono 70 volte quelli conferiti dai cittadini.
Per questo la strategia Rifiuti Zero non si limita all’eliminazione dei rifiuti solidi urbani (RSU), ma prende in considerazione l’azzeramento dei rifiuti pericolosi, delle sostanze pericolose e delle emissioni nocive. Questo obiettivo si può raggiungere riconoscendo le potenzialità insite negli scarti dei processi industriali e sociali; i cosiddetti rifiuti assumono la valenza di “residui di prodotto” o più semplicemente di risorse.
Per ottenere Rifiuti Zero occorrono tre cose:
1. responsabilità industriale (a monte)
2. responsabilità della comunità (a valle)
3. una buona leadership politica (per saldare insieme entrambe le cose)
Centinaia di municipalità in varie parti del mondo hanno costruito i propri piani di gestione dei rifiuti basandosi proprio sulla Zero Waste Strategy.
La prima metropoli al mondo ad adottare la strategia Rifiuti Zero è stata la capitale dell’ Australia, Canberra. A dicembre del 1996 l’amministrazione locale ha infatti lanciato l’obiettivo di azzerare la produzione dei rifiuti nel 2010, in modo da eliminare le due discariche della città sostituendole con centri di riciclaggio. Attualmente l’adozione di questi obiettivi e le azioni implementate per il loro raggiungimento, ha permesso alla città di differenziare correttamente il 74% dei rifiuti. Ma per rendere concreti i piani definiti dall’amministrazione è stata decisiva la collaborazione delle industrie locali e delle grandi catene di distribuzione.
La catena di supermercati Wal-mart, ad esempio, presente sul territorio canadese con 14 punti vendita, ha adottato misure atte a ridurre significativamente la produzione di rifiuti partendo dall’eliminazione dei contenitori delle stoviglie in plastica presso i punti ristoro delle sue filiali e sostituendoli con altri fatti di materiale biodegradabile. Una volta intrapresa una tale strategia, è divenuto quasi naturale alla Wal-mart rivolgersi ad una compagnia di fornitura di energia elettrica che utilizza solo fonti rinnovabili a basso impatto ambientale ed estendere queste nuove conoscenze anche ai suoi lavoratori.