Preoccupati ma ottimisti: i cittadini europei in prima linea contro i cambiamenti climatici

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18/09/2008
http://ec.europa.eu/public_opinion/index_fr.htm

Forte la preoccupazione per il riscaldamento globale, convinto il sostegno alle politiche di contrasto. Più della metà dei 500 milioni di cittadini europei scommette con fiducia sull’impegno dell’Unione, confermando che le istituzioni comunitarie non sono sole in questa battaglia. L’indagine di Eurobarometro sui cambiamenti climatici, con i suoi oltre 30mila intervistati, ha infatti rilevato che il 62% degli Europei ritiene il riscaldamento del pianeta il principale problema globale, secondo solo alla povertà e alla fame (68%). Della stessa entità il sostegno alle principali misure messe in campo dall’Unione; due cittadini su dieci ritengono gli obiettivi comunitari addirittura troppo poco ambiziosi: l’aumento del 20% di energie rinnovabili, la riduzione di emissioni di gas serra del 20% o addirittura del 30% in caso di un accordo internazionale. Una gran bella spinta a rimboccarsi le mani e a darsi da fare.
E’ soprattutto la speranza il dato che muove gli europei, con solo il 31% del campione che considera il cambiamento climatico un processo inarrestabile, ma che con le giuste misure può e deve essere fermato. I giovani i più attivi e consapevoli.
Grande assente l’informazione: solo la metà degli intervistati si sente sufficientemente informato, specie sui comportamenti da adottare, con vistose differenze nazionali. Sul podio ci sono Olanda, Svezia, Danimarca con 8 cittadini consapevoli su 10. Tra gli ultimi Italia (43%) e Portogallo (34%).
"Dobbiamo pensare ad iniziative volte a diffondere questa conoscenza in modo più ampio, soprattutto tra i gruppi più indifesi della nostra popolazione. Il ruolo delle autorità regionali e locali in questo compito sarà di importanza cruciale”, ha detto Guido Sacconi, presidente della Commissione sul cambiamento climatico del Parlamento Ue presentando i risultati dell’indagine insieme alla Vice Presidente della Commissione Europea Wallstrom e al Commissario all’ambiente Dimas.
Nella distribuzione delle responsabilità i cittadini europei non cercano capri espiatori, sono anzi convinti che siamo tutti un po’ colpevoli. E’ l’industria a risultare la più negligente secondo due cittadini su tre. Al secondo posto ci sono gli stessi cittadini (67%) e i governi. Ultima l’Unione Europea che viene sentita come l’istituzione maggiormente impegnata.
I cittadini europei non sono solo ottimisti, ma sono direttamente in prima linea: il 61% degli intervistati dichiara, infatti, di combattere personalmente contro il riscaldamento del globo con atti concreti, primi tra tutti, la separazione dei rifiuti, la riduzione dei consumi di acqua ed energia. Iniziano ad affermarsi anche, in un quarto del campione, atteggiamenti più responsabili in materia di trasporto. La maggioranza dei cittadini ritiene, infine, il cambiamento climatico una positiva opportunità economica, mostrando più maturità e lungimiranza dello stesso sistema istituzionale e industriale.
Nota dolente l’Italia: nel nostro paese il cambiamento climatico è considerato un problema centrale solo dal 47% dei cittadini e solo il 37% si dichiara informato sui comportamenti da adottare. Meno della metà degli italiani si dice personalmente impegnato nella lotta contro il riscaldamento globale. Tutti dati ben al di sotto della media comunitaria.
I cittadini hanno detto con chiarezza la loro opinione, sta ora alle istituzioni europee dire la propria. Il segnale di una svolta, per essere credibile, dovrà arrivare entro Dicembre, prima della Conferenza delle parti di Potsdam e soprattutto prima della fine della Presidenza di turno francese che ha posto, con coraggio, la lotta al riscaldamento globale tra le priorità del semestre. I cambiamenti climatici si possono e si devono fermare, gli europei sono pronti a giocare la propria parte. Sta alle istituzioni non deluderli.


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